Quella che si combatté sul fiume Volturno non fu soltanto una battaglia tra due eserciti, fu lo scontro tra due culture inconciliabili e tra due concezioni del mondo. La stessa idea di guerra era radicalmente diversa. Il re Francesco II combatteva ancora la guerra delle regole, delle tregue nei giorni di festa religiosa, del rispetto dei patti d’onore, della pietà per i prigionieri e per i caduti. Dall’altra parte, si combatteva la guerra rivoluzionaria, senza regole e senza quartiere, che punta alla distruzione dell’identità del nemico, alla sua conquista ideologica. Una conquista rapace che tutto prende, tutto schiaccia al proprio interesse. Per questo la battaglia del Volturno non è soltanto il maggiore scontro tra gli eserciti che si fronteggiarono nell’attacco al Regno delle Due Sicilie, ma acquista il valore di simbolo del passaggio dal mondo della Tradizione al mondo della rivoluzione. Il testo che offriamo ai lettori ricostruisce la cronologia…
Leggi tutto La battaglia del VolturnoCategoria: Storia delle Due Sicilie
L’Inghilterra, i Mille e la Russia
L’articolo, pubblicato in occasione del 150° anniversario dello sbarco dei Mille (2011) sul sito di informazione e cultura russa Russianecho a firma di Giuseppe Iannello, si sofferma sulla situazione diplomatica delle grandi potenze dell’epoca e sui rapporti diplomatici intercorsi prima e dopo l’attacco al Regno delle Due Sicilie, tracciando i ruoli avuti dall’Inghilterra, stato “fautore e promotore di tutte le rivoluzioni”, e all’Impero Russo legato da una stretta e lunga alleanza con i Borbone. Centocinquant’anni fa lo sbarco dei mille in Sicilia che determinerà le sorti dell’Italia. Cosa c’entra la Russia? C’entra in una sorta di guerra asimmetrica1 che ha come scenario l’Oriente, lontano e vicino, tra l’Impero Britannico, padrone dei mari, e l’Impero Russo, tutto continentale, euroasiatico, sempre più bisognoso di sbocchi sicuri sul mare. Il Regno delle due Sicilie era un fedele alleato dello Zar e rappresentava una potenziale mina2 vagante nel cuore del Mediterraneo. La guerra…
Leggi tutto L’Inghilterra, i Mille e la RussiaIl modello amministrativo borbonico
BORBONICO = aggettivo qualificativo dispregiativo. Sinonimi: retrogrado, farraginoso, paternalistico, corrotto, inefficiente; reazionario. È la sintesi delle definizioni del termine “borbonico” riportate dalla totalità dei dizionari della lingua italiana. Si tratta della ricaduta linguistica di un processo culturale avviato qualche tempo prima dell’unificazione d’Italia, quando la leggenda nera sul Regno delle Due Sicilie e sulla dinastia borbonica fu creata ad arte, per aprire la strada agli eventi militari e politici che avrebbero cambiato al faccia della Penisola. Era necessario costruire un’immagine negativa del Regno per tacitare la reazione internazionale che sarebbe stata suscitata dall’invasione armata. Il Regno delle Due Sicilie, quindi, fu associato alla campagna denigratoria, tanto violenta quanto menzognera, già scatenata in tutta Europa contro lo Stato Pontificio, orchestrata dalla massoneria internazionale e condotta con particolare zelo dall’Inghilterra protestante e dal Piemonte. Fu così che il governo di Ferdinando II divenne “la negazione di Dio” attraverso le lettere di Gladstone, e l’opinione pubblica fu informata…
Leggi tutto Il modello amministrativo borbonicoIl Sud che poteva essere
Che Sud avremmo avuto se i Borbone avessero governato magari fino ad oggi? Quale cultura e quale economia avrebbe avuto il Regno delle Due Sicilie senza l’invasione piemontese? Se riflettiamo magari sui fatti più significativi degli ultimi anni e degli ultimi mesi di vita del Regno delle Due Sicilie, possiamo capire quali prospettive avrebbe avuto il Sud in uno stato ancora autonomo. E’ opportuno prima di tutto indicare alcune linee di sviluppo dell’economia meridionale pre-unitaria. Una delle risorse più ricche di prospettive era, e sarebbe stata, quella del mare: i Borbone dimostrarono di aver capito concretamente l’importanza commerciale e strategica del Mediterraneo. Nel 1856 nella sola capitale c’erano 25 compagnie di navigazione; la prima, la più poderosa in Italia, era la Società di navigazione delle Due Sicilie: le navi napoletane toccavano tutti i porti del Mediterraneo, attraversavano l’Atlantico arrivando fino a New York, Boston, fino al Brasile, alla Malesia o…
Leggi tutto Il Sud che poteva essereGli ordini di Francesco II contro Garibaldi
La consegna del Re Francesco II al Maresciallo di Campo Tommaso de Clary, che reggeva la piazzaforte di Messina nella Sicilia invasa da Garibaldi, era quella di combattere, di organizzare la guerriglia contro gli invasori, di recuperare con iniziative politiche la popolazione e di ritirarsi nella Cittadella, “solo quando la difesa sia divenuta impossibile”. Lo dimostra un documento custodito all’Archivio di Stato di Napoli, trovato dall’appassionato studioso Luigi Andreozzi de Romano Colonna. Il 19 giugno 1860, per il tramite del ministro della Guerra, Tenente Generale Francesco Antonio Winspeare (1778-1870), il Re invia a Clary ordini dettagliati per l’organizzazione della resistenza. «L’attuale forza non essendo da tanto di poter estendere il suo raggio di operazione per quanto si dovrebbe – è scritto nel testo – curerà di tener concentrata la Truppa sempre nell’anriguardo della Cittadella tenendo per fermo che non dovrà ritirarsi in essa, che quando forze cotanto superiori avessero preso…
Leggi tutto Gli ordini di Francesco II contro GaribaldiUno Stato ‘borbonico’? Magari!
È vero, non è elegante lodarsi, ma va detto che, grazie all’attività dell’Editoriale Il Giglio e delle altre Case editrici che da anni pubblicano documenti storici e saggi sulla storia delle Due Sicilie, ormai non mancano elementi per rettificare, anzi, capovolgere i mille luoghi comuni che esistono su di essa. Eppure, alcuni sono duri a morire e vengono testardamente ripetuti senza conoscerne l’origine e, soprattutto, senza vergognarsi dei paragoni che possono essere fatti. È il caso dell’aggettivo ‘borbonico‘ usato in senso dispregiativo, col significato di “farraginoso, inefficiente, indolente, gerarchico ecc.”, che viene spesso utilizzato per stigmatizzare gli aspetti peggiori dell’attuale burocrazia, senza neppure rendersi conto del paradosso che viene evocato, visto che la burocrazia è invenzione napoleonica prima e italiana dopo. Prima dell’unificazione forzata della Penisola, invece, i Napoletani, documenti alla mano, erano “in possesso dei migliori ordinamenti. Che i nostri ordini amministrativi fossero eccellenti e per alcuni particolari superiori anche ai…
Leggi tutto Uno Stato ‘borbonico’? Magari!Francesco II di Borbone, l’ultimo Re di Napoli
Ritratto di un sovrano che amò sinceramente il suo popolo Su Francesco II di Borbone si è detto e scritto troppo poco. A causa della breve durata del suo regno, ma soprattutto a causa della cancellazione della memoria e della demonizzazione del passato applicate scientificamente dopo l’unificazione d’Italia, su Francesco II le informazioni sono scarse e di solito denigratorie: era giovane; incapace; probabilmente succube di un padre, Ferdinando II, dalla personalità ingombrante; impreparato al comando; indeciso; imbelle. Persino sul piano personale, la propaganda ha infierito, accusandolo di non essere all’altezza anche nei rapporti con la moglie, essendo cattolico e di delicata spiritualità e, dunque, certamente un credulone superstizioso. La realtà fu ben diversa, ovviamente, e per giungere a questa conclusione basta pensare alla vita di Francesco II dopo la fine del Regno delle Due Sicilie. Ridotto in povertà, avendo lasciato il Regno senza portare con sé neppure…
Leggi tutto Francesco II di Borbone, l’ultimo Re di NapoliJosé Borges valoroso soldato cristiano
In località La Lupa, comune di Sante Marie, un cippo marmoreo collocato dall’amministrazione comunale e dal Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ricorda che lì, l’8 dicembre 1861, «s’infranse l’illusione del gen. José Borjès e dei suoi compagni di restituire a Francesco II il Regno delle Due Sicilie. Catturati da soldati italiani e guardie nazionali di Sante Marie al comando di Enrico Franchini furono fucilati lo stesso giorno a Tagliacozzo». Dall’8 dicembre 2003 questo cippo, sostituendo il precedente, che definiva Borges (o Borjés come si continua a scrivere in Italia) e i suoi seguaci, spagnoli e “duosiciliani”, banditi e mercenari, ne riabilita ufficialmente la memoria, riconoscendo la dignità, morale e politica, della causa per la quale si battevano, che tuttavia andava ben oltre la semplice restaurazione della monarchia borbonica. In realtà, tanto questa quanto l’unificazione politica italiana (per come la intesero e realizzarono i suoi protagonisti) si inquadrano nello scontro…
Leggi tutto José Borges valoroso soldato cristianoCome governa un Re
Le bugie di certa storiografia lo presentano come il regno della miseria e dell’oppressione. Invece il Regno delle Due Sicilie aveva un invidiabile sistema di solidarietà, un bilancio migliore di tanti altri Stati e, fatto unico in Europa e nel mondo, dopo la rivoluzione del 1848 non condannò a morte nessuno. È una costante matematica: chi più discetta di morale, meno la pratica. La prova del nove? I Savoia ed i liberali. Ad ogni piè sospinto Cavour e compagni esaltano la moralità del governo costituzionale e liberale che incarnano ed esecrano il malaffare, l’oscurantismo e la tirannide caratteristiche, a loro modo di vedere, del governo pontificio e borbonico. Pur di suscitare lo sdegno internazionale (ancora oggi il popolo della sinistra non si stanca di esibire il proprio sempiterno sdegno) contro lo Stato della Chiesa e contro il Regno delle Due Sicilie, Camillo Benso conte di Cavour si mette…
Leggi tutto Come governa un Re1799 La propaganda dei giornali giacobini
«Veniamo adesso al nostro tema, la propaganda nei giornali giacobini. Il carattere essenziale di questa propaganda, che plasma e informa di sé tutta la stampa del semestre repubblicano, tanto per essere chiari, è la menzogna. Essa percorre ogni colonna, dilaga in ogni riga dei periodici rivoluzionari, imperversando con maniere e gradazioni differenti: ora impronta, avvelenandoli, i toni della prosa, ora stravolge i fatti fino ad oltrepassare la soglia del ridicolo, ora, infine, deforma e nasconde la verità con un ghigno sinistro che gli apologeti nostri contemporanei vorrebbero spacciare per “passione civile”. La manifestazione della menzogna si realizza nel Monitore e nei suoi fratelli più o meno minori essenzialmente attraverso quattro strategie: la completa subalternità politica e ideologica che induce i giacobini a travisare il vero presentando contro ogni evidenza gli invasori francesi come bonari apostoli di libertà e di pace; la sistematica feroce diffamazione dell’avversarlo; la pura e semplice diffusione di notizie…
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