Il 13 agosto 1961 il regime comunista della Germania Est (DDR) cominciò la costruzione di un muro per dividere in due Berlino. L’accesso e l’uscita dalla parte orientale della città fu bloccato dai Vopos (abbreviazione per Volkspolizei, “Polizia popolare”) con le armi spianate. Nel giro di poche ore l’intera linea di confine tra le due Germanie era presidiata dalla polizia. L’obiettivo era quello arginare la fuga di massa verso l’Occidente di cittadini della “Repubblica democratica tedesca”, questo il nome ufficiale della Germania comunista, verso l’Occidente. Prima del completamento del muro fu collocato un reticolato di filo spinato alto due metri, completato il 15 agosto. Pochi giorni dopo un secondo ed un terzo reticolato di filo spinato furono aggiunti ai blocchi di pietra del muro, che già raggiungeva i tre chilometri di lunghezza. Si apriva così una delle pagine più atroci del totalitarismo comunista, durata 28 anni, fino al crollo dei…
Leggi tutto 25 anni fa cadeva il Muro di BerlinoCategoria: Rivoluzione
berlino 3: le foto per non dimenticare
1961 – 2011 cinquant’anni di storia Quarantacinque foto per non dimenticare uno dei capitoli più crudeli, sanguinosi ed eroici della storia del XX secolo. Un album che raccoglie immagini dal 1961 al 1989, per vedere con i propri occhi cosa è capace di concepire un’ideologia che pretende di trasformare gli uomini in ingranaggi della macchina rivoluzionaria. Per conservare la memoria delle vittime della rivoluzione comunista – migliaia nella sola Berlino, milioni nel mondo – che una storiografia partigiana e bugiarda vorrebbe cancellare, considerandole l’irrilevante danno collaterale di un “progresso ineludibile”. Guarda le foto Potrebbero interessarti anche: Il muro che divise il mondo Tutti i numeri del muro che divise il mondo Ascolta Berlin di Leo Valeriano Biblioteca: Comunismo Il fascicolo completo con testi e foto è disponibile nella pagina del Download / Formazione / Rivoluzione oppure cliccando qui [wpfilebase tag=file id=184 tpl=download-button /]
Leggi tutto berlino 3: le foto per non dimenticareBerlino 4: la canzone di Leo Valeriano
1961 – 2011 cinquant’anni di storia Berlin di Leo Valeriano (1965) Il cielo è sempre grigioLa gente è indifferenteBerlino dal muro di fangoHa solo canzoni di morte. Berlin oh mein Berlin, BerlinCantava nel sole ogni ragazzo che è morto per teE mentre il mondo invoca la paceSulle tue strade muore ogni giorno la libertà.Fate parlare la FriederichstrasseFate parlare Brandeburger TorRacconteranno di FechterRacconteranno di SeidelE vi diranno le pene della mia bella città Berlin oh mein Berlin, BerlinLa gente tranquilla si è già scordata di teDaremo ai profughi una coperta E un lavoro alle fabbriche KruppPerché non turbino il sonnoDi queste nostre città Berlin oh mein Berlin, BerlinNessuno più vuole sentire la tua preghieraSi vive solo per una speranzaE non si mendica la libertàMa sulle croci del muroC’è l’erba della viltà Berlin oh mein Berlin, Berlin Potrebbero interessarti anche: Il muro che divise…
Leggi tutto Berlino 4: la canzone di Leo ValerianoBerlino 2: tutti i numeri del muro che divise il mondo
1961 – 2011 cinquant’anni di storia Data della costruzione del muro: 13 agosto 1961 Lunghezza dell’intero confine tra Berlino Ovest e il territorio DDR: 155 km Confine all’interno della città di Berlino: 43 km Cinta esterna tra Berlino Ovest e il territorio DDR: 112 km Passaggi tra Berlino Ovest ed Est: 8 Passaggi tra Berlino Ovest e DDR: 6 Bunker: 20 Torri di osservazione: 302 Corridoi sorvegliati da cani: 259 Lunghezza del fossato anticarro (con cavalli di Frisia): 105,5 km Lunghezza del recinto di contatto e segnalazione: 127,5 km Strada di pattugliamento illuminata: 124,3 km Altezza massima del muro di calcestruzzo: 3,60 m Persone che attraversavano quotidianamente il confine per lavoro fino all’agosto 1961: 500.000 circa Persone fuggite ad Ovest tra il 1945 e il 1961: 3,6 milioni Media annuale: 225.000 persone Persone fuggite nel settore Ovest nel 1960: 360.000 circa Persone fuggite dalla…
Leggi tutto Berlino 2: tutti i numeri del muro che divise il mondoBerlino 1: il muro che divise il mondo
1961 – 2011 cinquant’anni di storia Prima della costruzione del muro (dal 1949, anno della divisione della Germania, al 1961), la città di Berlino costituiva una enclave all’interno del territorio della zona di occupazione assegnata all’Unione Sovietica al termine della Seconda Guerra Mondiale. La città era divisa in quattro settori controllati da Unione Sovietica (Berlino Est), Stati Uniti d’America, Francia e Gran Bretagna (Berlino Ovest), comunicanti attraverso varchi denominati secondo l’uso militare americano A (Alpha), B (Bravo), C (Charlie) e attraverso accessi ferroviari verso la Repubblica Federale Tedesca. Il varco C, conosciuto come Checkpoint Charlie, in Friedrich Strasse, era riservato al passaggio del personale diplomatico. I cittadini potevano circolare liberamente tra tutti i settori: ogni giorno circa mezzo milione di persone si spostava in entrambe le direzioni per motivi di lavoro, avendo modo così di confrontare le diverse condizioni di vita. Tra il 1945 e il 1961 circa 3,6 milioni…
Leggi tutto Berlino 1: il muro che divise il mondoL’azione politica dei Radicali
Lucida ed approfondita analisi dell’azione politica e delle strategie adoperate dal Partito Radicale, pubblicata sul numero di marzo 2005 della rivista mensile Il Timone, a firma di Mario Palmaro (1968-2014), che è stato docente presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e collaboratore alla cattedra di Filosofia del Diritto dell’Università di Padova. Il male radicale di Mario Palmaro «Lo Stato del Vaticano ha significato l’uso dell’aspersorio per benedire il manganello. Il manganello contro la scienza, la coscienza, la democrazia, la tolleranza. Il manganello, se non peggio, contro le vite di milioni di persone contro la Vita, con la v maiuscola. Lo Stato Città del Vaticano va cancellato con procedure di diritto, legali, giuridiche, popolari, democratiche, in tutto il mondo». Non c’è che dire: un bel progetto politico all’insegna della tolleranza e della non violenza. Correva il 27 novembre del 2000 – dunque era l’anno del grande Giubileo –…
Leggi tutto L’azione politica dei RadicaliIl ’68/2 – Rivoluzione femminista
Il ’68 Per tutto il mondo occidentale, dall’una all’altra sponda dell’Atlantico, il 1968 è stato l’anno in cui ha cominciato a diffondersi e radicarsi quella che il pensatore brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira aveva definito, con profetica lungimiranza, la Quarta Rivoluzione. L’ultima tappa del processo sovvertitore dell’ordine naturale, e di quello sociale che ne deriva, mira ad estendere i principi della rivoluzione in interiore homine, attaccando i gangli vitali stessi dell’essere umano. Infatti, come il tronco di un albero può essere piegato, i suoi rami possono essere potati, i suoi frutti possono essere lasciati marcire e, ciò nonostante, l’albero continuerà ad essere ciò che è secondo la sua natura, così gli uomini possono essere piegati e assoggettati da idee e regimi che li costringono, in modi diversi, a vivere secondo principi contrari alla natura umana, che però, pur soffocata, rimane vitale e si rivela appena ne ha la possibilità. Quando…
Leggi tutto Il ’68/2 – Rivoluzione femministaIl ’68/1 – Rivoluzione sessuale
Il ’68 Per tutto il mondo occidentale, dall’una all’altra sponda dell’Atlantico, il 1968 è stato l’anno in cui ha cominciato a diffondersi e radicarsi quella che il pensatore brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira aveva definito, con profetica lungimiranza, la Quarta Rivoluzione. L’ultima tappa del processo sovvertitore dell’ordine naturale, e di quello sociale che ne deriva, mira ad estendere i principi della rivoluzione in interiore homine, attaccando i gangli vitali stessi dell’essere umano. Infatti, come il tronco di un albero può essere piegato, i suoi rami possono essere potati, i suoi frutti possono essere lasciati marcire e, ciò nonostante, l’albero continuerà ad essere ciò che è secondo la sua natura, così gli uomini possono essere piegati e assoggettati da idee e regimi che li costringono, in modi diversi, a vivere secondo principi contrari alla natura umana, che però, pur soffocata, rimane vitale e si rivela appena ne ha la possibilità. Quando…
Leggi tutto Il ’68/1 – Rivoluzione sessualeIl paradiso rosso: Cuba
Il paradiso rosso: CUBA Il regime castrista, instaurato con la rivoluzione del 1959, è uno dei miti comunisti più duraturi, fondato più che altro sull’immagine turistica dell’isola caraibica piuttosto che sull’osservazione della realtà nella quale è costretta a vivere la popolazione. Il regime comunista cubano, invece, è sempre stato uno dei più violenti e oppressivi del pianeta ed ha potuto reggere soltanto grazie ai finanziamenti provenienti dall’URRS, nell’ordine di migliaia di milioni di dollari, serviti esclusivamente per mantenere il controllo totale su ogni aspetto della vita di ciascun cittadino e non certo per limitare gli ipotetici danni economici dovuti al cosiddetto bloqueo, l’embargo commerciale e finanaziario americano, misura sempre ampiamente elusa dalle aziende internazionali. Le misere condizioni di vita dei cubani divennero tali sin dall’inizio della rivoluzione, che distrusse l’economia essenzialmente agricola del paese, nazionalizzò banche e aziende e tentò uno tipo di sviluppo industriale ideologico ma totalmente folle per…
Leggi tutto Il paradiso rosso: CubaIl mito di Che Guevara
Appunti per mandare in frantumi un falso mito giovanile trasversale. Ernesto Che Guevara Dal ’67 in poi, Ernesto Guevara, detto Che (in dialetto guaranì significa più o meno ehi, tu!), è stato una delle icone della sinistra giovanile ed ha rappresentato un modello di purezza di ideali e di sacrificio per larga parte della gioventù occidentale. Contrariamente a ciò che ci si sarebbe aspettato dopo la caduta del Muro di Berlino (1989), quando cioè i nuovi simboli giovanili avrebbero potuto, e dovuto, essere altri (il primo ragazzo che scavalcò il Muro stesso – Jan Palach – l’eroe inerme che ferma un carro armato in piazza Tienamen), il mito di Guevara ha preso nuovo vigore e la sua immagine è ricomparsa su bandiere, t-shirt, manifesti. Addirittura, il verso di una canzone di Jovanotti recita: “io credo che al mondo c’è una sola chiesa che va da Guevara a Madre Teresa”.…
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