Berlino 1: il muro che divise il mondo

1961 – 2011 cinquant’anni di storia Prima della costruzione del muro (dal 1949, anno della divisione della Germania, al 1961), la città di Berlino costituiva una enclave all’interno del territorio della zona di occupazione assegnata all’Unione Sovietica al termine della Seconda Guerra Mondiale. La città era divisa in quattro settori controllati da Unione Sovietica (Berlino Est), Stati Uniti d’America, Francia e Gran Bretagna (Berlino Ovest), comunicanti attraverso varchi denominati secondo l’uso militare americano A (Alpha), B (Bravo), C (Charlie) e attraverso accessi ferroviari verso la Repubblica Federale Tedesca. Il varco C, conosciuto come Checkpoint Charlie, in Friedrich Strasse, era riservato al passaggio del personale diplomatico. I cittadini potevano circolare liberamente tra tutti i settori: ogni giorno circa mezzo milione di persone si spostava in entrambe le direzioni per motivi di lavoro, avendo modo così di confrontare le diverse condizioni di vita. Tra il 1945 e il 1961 circa 3,6 milioni…

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La scoperta del bello. Come arte, musica e ambienti influiscono sulle nostre tendenze

  Seminario FC 2012 Bello è ciò che risulta gradevole nell’essere guardato e conosciuto, secondo la nota definizione di San Tommaso d’Aquino (S. Th., I, q.5, a.4). Perché ciò avvenga è necessario che il nostro sguardo possa posarsi sulla purezza delle forme, sull’armonia delle proporzioni e sullo splendore che promana da ciò che si ha di fronte, sia in senso corporeo che spirituale. Tanto vale per il bello in tutte le sue forme, visive e uditive, e per gli uomini di tutti i tempi e di tutte le culture. Se poi si aggiunge che “bello” deriva da una forma arcaica latina di “buono”, il quadro si completa: ciò che è integro, puro, armonioso e debitamente proporzionato, cioè bello, è anche buono e si conviene all’uomo, fatto ad immagine di quella «Bellezza infinita, così antica e così nuova» cantata da S. Agostino (Confessioni, X, 27-38). Qual è, allora, l’effetto che arte…

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Vandea: il canto della controrivoluzione

«La nostra Patria per noi sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra Patria è la nostra fede, la nostra terra, il nostro Re … Loro l’hanno nel cervello; noi la sentiamo sotto i piedi … È vecchio come il diavolo il mondo che essi dicono nuovo e che vogliono fondare senza la presenza di Dio … Ma di fronte a questi demoni che rinascono ogni secolo, noi siamo la giovinezza. Signori! Siamo la giovinezza di Dio!» Françoise-Athanase Charette de La Contrie     La Vandeana Il testo della canzone, che esprime pienamente lo spirito della contro-rivoluzione vandeana, fu scritto da Pino Tosca nel 1968. La versione proposta è del gruppo Settimo Sigillo, registrata durante un concerto tenutosi a Bergamo nel 1983. Il file Mp3 è disponibile nella pagina del Download / Musica e può essere…

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Vandea: piccoli eroi, giganti della controrivoluzione

L’articolo fu pubblicato sul numero di febbraio 1996 della rivista di attualità e cultura Appunti a firma di Marina Carrese. La narrazione storica deve necessariamente far riferimento alle grandi linee, agli episodi salienti, ai personaggi di primo piano. I libri ricordano gli eroi, le grandi figure positive o negative che hanno lasciato la loro impronta in un’epoca, che hanno orientato il corso della civiltà con le loro gesta.A ben guardare, però, la grande Storia è, in realtà, l’insieme di tanti piccoli fatti vissuti da tanti piccoli uomini. Spesso, ciò che guardato da vicino sembra essere insignificante, osservato da lontano nel tempo e nello spazio, vale a dire letto in riferimento ad un contesto storico, assume tutt’altro valore e dà la chiave di lettura per comprendere l’intero contesto. Bisogna, dunque, partire dalle grandi linee della Storia umana ma poi penetrare in profondità, fino a giungere alla storia degli uomini, per i…

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La Repubblica di Napoli la fecero i francesi

La Repubblica di Napoli la fecero i francesi . Che cosa fu davvero la repubblica giacobina del 1799, nota come “Repubblica Partenopea”? Un’esperienza di governo durata sei mesi,di un gruppo assai ristretto di intellettuali affascinati dalla rivoluzione francese e formati in massima parte nelle logge massonica che si impadronì del potere grazie alle armi francesi e fu sconfitta dalla reazione del Paese reale (non solo il popolo dei lazzari, ma anche borghesi, clero e nobili). Fu un’esperienza sanguinosa, che scatenò una feroce repressione contro chi rifiutava quell’esperimento ideologico estraneo alla tradizione ed alla cultura delle Due Sicilie. Sulla cosiddetta Repubblica Partenopea riportiamo la risposta ad un lettore del giornalista Paolo Granzotto pubblicata su “Il Giornale” di giovedì 20 settembre 2007. «Egregio Granzotto, in una trasmissione radiofonica inerente alle celebrazioni garibaldine ho udito dire che una volta instaurata la repubblica del 1799 i napoletani issarono il tricolore anticipando così la missione…

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LA TRADIZIONE, RISPOSTA AL DISORIENTAMENTO NELLA CHIESA

Una risposta al momento di forte disorientamento e di incertezza della Chiesa. Così va considerata la presenza di circa 1500 fedeli di tutto il mondo a San Pietro, sabato 25 ottobre, per la S. Messa celebrata dal Cardinale Raymond Leo Burke, nell’ambito del III Pellegrinaggio Summorum Pontificum.  L’affluenza – hanno confermato gli organizzatori – è stata maggiore di quella delle prime due edizioni. Intorno al Cardinale Burke, Prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica, che ha riaffermato al recente Sinodo straordinario per la Famiglia la sua fedeltà alla dottrina cattolica con limpide prese di posizione ed ha firmato, insieme ai Cardinali Muller, Caffarra, Brandmuller e De Paolis, il libro-manifesto “Permanere nella verità di Cristo” (Cantagalli Edizioni), si sono raccolti clero e fedeli che vogliono difendere l’insegnamento tradizionale della Chiesa da qualunque stravolgimento operato in nome della “pastorale”. All’uscita dalla Basilica di San Pietro, il Cardinale Burke è stato atteso da un…

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Il bandolo dell’euromatassa

Dario Ciccarelli Il bandolo dell’euromatassa È stata l’Organizzazione Mondiale del Commercio ad annientare l’Unione Europea Prefazione di Augusto Sinagra pag. 117 – prima edizione 2014ISBN 978-88-906834-3-5€ 15,00 più spese postali In un clima di euroscetticismo – acuito da sei anni di crisi ormai divenuta endogena dell’area dell’euro e da discutibili politiche comunitarie sui temi cardine dell’etica sociale, familiare ed individuale, tanto fortemente volute dalle lobbies ideologiche assise a Strasburgo quanto invise dai popoli europei – il saggio di Dario Ciccarelli aggiunge un ulteriore elemento di sconcerto e di riflessione sulla natura e sull’esistenza stessa, politica ma anche giuridica, dell’Unione Europea. L’autore porta all’attenzione del lettore una “impostura” che la UE perpetra ormai da vent’ anni ai danni degli Stati che la costituiscono. Nel 1994 nacque l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e tutte le nazioni europee ne sottoscrissero il Trattato costitutivo, entrando a farne parte come singoli Stati, secondo il dettato del…

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Le 4 DIMENSIONI DELL’ARTE NAPOLETANA – scarica l’invito

Lunedì 10 novembre, alle ore 18.30, nella sede della Fondazione Il Giglio (Via Crispi 36/a, Napoli) l’architetto Teresa Leone, presidente di ANTARES (Associazione napoletana Territorio Arte Restauro Ecologia Società) ed il prof. Gennaro De Crescenzo, presidente del Movimento Neoborbonico presenteranno il saggio di Adriana Dragoni “Lo spazio a 4 dimensione dell’arte Napoletana” (Pironti, Napoli 2014). Le vedute del ‘700 napoletano non erano soltanto splendidi dipinti, entrati nei musei e nelle collezioni private del mondo, ma esprimevano, attraverso l’impiego di una prospettiva diversa da quella abitualmente utilizzata in pittura, la specificità della visione del mondo della cultura napoletana. Il recente saggio della storica dell’arte Adriana Dragoni mette a fuoco l’originalità di questa prospettiva e la collega, con l’ausilio di una selezione di immagini, alla storia meridionale. Quella di Adriana Dragoni si può definire una scoperta. In Occidente l’arte utilizza, almeno dal ‘400, quando fu definita da Leon Battista Alberti (1404-1472), nel…

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La leggenda della Pizza Margherita

La leggenda della Pizza Margherita   La leggenda dell’invenzione della pizza “Margherita” rientra nell’oleografia risorgimentale ed unitaria. Ripetuto acriticamente da mass-media superficiali e conformisti, sfruttato commercialmente da un locale a Napoli, i cui titolari non hanno nessun rapporto né con l’origine di questa varietà di pizza, né con il proprietario che ha dato il nome al locale, quello della “Margherita” è diventato un luogo comune. L’invenzione della “Margherita” viene datata all’estate 1889, durante un soggiorno a Napoli di Umberto I di Savoia. Ecco, sintetizzata, la leggenda: «Un pizzaiolo napoletano, Raffaele Esposito e sua moglie, prepararono la famosa pizza con pomodoro e mozzarella in onore della regina Margherita, moglie di Umberto I re d’Italia. Il pizzaiolo e sua moglie su richiesta della regina margherita prepararono tre pizze: una con la mustinicola, una alla marinara e una pizza con il pomodoro, la mozzarella e il basilico, pensando al tricolore Italiano. Alla regina…

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