Il tradimento repubblicano

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare in un paese come il nostro dove si decreta di sostituire, nei programmi scolastici, lo studio della Storia (memoria documentata che permette la visione d’insieme di cause e conseguenze) con lo studio della cronaca tanto ravvicinata da non poter essere ancora raccontata nella sua interezza e tanto meno rielaborata, il bicentenario suddetto sarà celebrato e per questo si è già compiuto il passo più importante: sono stati stanziati due miliardi di fondi pubblici, opportunamente elargiti a persone fidate.Tra meno di due anni ricorrerà il bicentenario della proclamazione della Repubblica Partenopea, il fallito tentativo, attuato nel 1799, di esportare la Rivoluzione Francese nel Regno delle Due Sicilie.   A ben guardare, è strano che si intenda celebrare – e in gran pompa a quanto pare – un fatto storico che ha interessato un Regno cancellato dalla memoria nazionale, liquidato con poche righe nei libri…

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‘O luciano d’ ‘o Rre

Ferdinando Russo nacque a Napoli il 25 novembre 1868, da Gennaro, ufficiale del dazio, e Cecilia De Blasio. Giovanissimo, abbandonando gli studi, entrò come correttore di bozze alla Gazzetta di Napoli per dedicarsi in seguito alla professione giornalistica.   Con la sua ricca produzione di testi, versi e canzoni, seppe essere vivido interprete dell’animo napoletano, tratteggiando personaggi e ambienti incontrati nella quotidianità di una Napoli popolare carica di dolente nostalgia per il recente passato, ancora ben vivo nella memoria, e di disincanto per il difficile presente.   Scrisse numerose raccolte di versi (‘N paraviso, 1891; ‘O cantastorie, 1895) e brevi poemetti, tra cui ‘O Luciano d’ ‘o Rre(1910) e ‘O suldato ‘e Gaeta (1919) sono certamente i più conosciuti.   Fu autore anche di romanzi (Memorie di un ladro, 1907; I ricordi del fante di picche, 1919), testi teatrali (Paranza scicca, 1921), saggi eruditi sulla letteratura napoletana (Il gran Cortese, 1913), canzoni e “macchiette” di…

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Vandea: il riscatto della verità storica

L’articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre 1994 della rivista di attualità e cultura Appunti, a firma di Marina Carrese. È possibile tramutare in vittoria una sconfitta subita due secoli addietro? Sembrerebbe proprio di sì, a giudicare da quello che sta accadendo in Vandea da alcuni anni a questa parte.  Tanto per cominciare, la piccola regione dell’ovest della Francia compare sempre più spesso sulle pagine di quotidiani e riviste, scatenando non di rado polemiche ed alzate di scudi. Anzi, è divenuta addirittura quasi un elemento discriminante tra parti politiche, pro o contro. Il simbolo vandeano per eccellenza, il cuore crociato, è già da tempo patrimonio comune e riconosciuto di diversi ambienti cattolici e tradizionalisti, e la visita ai luoghi della Vandea Militare ha assunto più o meno il carattere del pellegrinaggio alla riscoperta della storia perduta. Storia ormai conosciuta da tutti, almeno nelle linee essenziali: la Vandea fu il…

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Una Principessa delle Due Sicilie in Brasile

In Italia, nonostante l’impronta profonda che ha lasciato nella vita culturale e sociale del Brasile, dove visse 46 anni, è praticamente sconosciuta. Per lei la damnatio memoriae che ha accompagnato i Borbone-Due Sicilie si è trasformata in oblio.Attende ancora che la storia le renda giustizia Teresa Cristina Maria di Borbone-Due Sicilie (1822-1889), principessa napoletana ed ultima Imperatrice del Brasile avendo sposato Dom Pedro II (1825-1891). In Brasile la ricordano nel nome sei città in altrettanti Stati della Confederazione e le è stata dedicata un’importante collezione iconografica, donata da Dom Pedro II, e riconosciuta dall’Unesco come patrimonio mondiale, nella Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro. Anche la più importante collezione archeologica del Brasile e di tutta l’America latina è intitolata alla Principessa delle Due Sicilie. Consta di oltre 700 pezzi provenienti da Pompei, Ercolano ed altri siti archeologici italiani donati da Teresa Cristina, che era appassionata di archeologia, ed è esposta…

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Spagna: la leggenda nera

“La leggenda nera contro la Spagna fa parte di un vasto movimento avviato dai nemici della fede per distruggere la religione cattolica, gettando discredito mediante la costruzione di pregiudizi anticattolici”. Monsignor Ignacio Barreiro, direttore dell’ufficio italiano di Human Life International ed autore di numerosi interventi sulla stampa cattolica tradizionalista, illustra i motivi ideologici che sono alla base della creazione e della diffusione della “leggenda nera” che dipinge la Spagna de los Reyes Católicos come un paese intollerante e violento, in cui il potere politico era alleato a quello religioso per opprimere chiunque non si assoggettasse al loro dominio. Isabella di Castiglia e Fernando di Aragona completarono la Riconquista, liberando definitivamente la penisola iberica dal dominio musulmano che vi aveva dominato per sette secoli; resero possibile l’impresa di Colombo, unendo al mondo e alla cristianità le Americhe; diedero configurazione a quel regno delle Spagne che diventerà la maggiore potenza europea. Nella…

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Risorgimento esoterico: Mazzini

Breve ritratto fuori degli schemi di Giuseppe Mazzini, uno dei cosiddetti “padri della patria risorgimentale”. Massone, esoterista, assertore della reincarnazione, sacerdote di una nuova religione universale di carattere iniziatico, che avrebbe dovuto sostituire la fede cattolica e conquistare il mondo partendo da Roma, “città rinata per la terza volta, dopo l’età classica e quella cristiana”.La sua figura, ricordata nei libri di storia con il consueto corredo di falsità mitologiche, è invece ben conosciuta per ciò che effettivamente era negli ambienti esoterici internazionali, tanto che alla “protezione del suo fantasma” è stata affidata la filiale torinese di uno dei culti spiritisti più diffusi in Europa.L’articolo è di Angela Pellicciari ed è stato pubblicato dalla rivista Il Timone (il timone.org) sul n. 22 del novembre/dicembre 2003. Risorgimento esoterico: Mazzini Giuseppe Mazzini: genovese, avvocato, di professione cospiratore. E, col senno di poi, “padre” della patria. Di cosa è padre esattamente Mazzini? Di quale…

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Pasquale Stanislao Mancini

Pasquale Stanislao Mancini: ideologo della rivoluzione nazionale Pasquale Stanislao Mancini (1817-1888) è una figura non sufficientemente nota del “Risorgimento”, cioè della Rivoluzione italiana. Giurista e docente universitario, cospiratore liberale, rifugiato in Piemonte dopo il fallimento del tentativo insurrezionale del 1848 insieme ad un folto gruppo di liberali, che da Torino consigliavano il governo piemontese nelle trame contro il Regno delle Due Sicilie, Mancini rientrò a Napoli nel 1860, dopo l’invasione garibaldina. Di Garibaldi fu anche avvocato, assistendolo in una causa di annullamento matrimoniale. A Torino fu appositamente istituita per lui nel 1850 la cattedra di diritto pubblico esterno e internazionale privato e Mancini fu eletto al Parlamento subalpino. Dal 1860 in poi fu ininterrottamente deputato del Piemonte e poi del regno d’Italia, divenendo il capo del centro-sinistra, e ministro della Pubblica Istruzione, della Giustizia e degli Esteri. A Napoli, durante la luogotenenza (1861) fu consigliere dei piemontesi per le “province…

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I plebisciti della vergogna

Filippo Curletti fu un “patriota”, di quelli che fece il risorgimento e fece l’Italia. Stretto collaboratore di Cavour, ebbe l’incarico di capo della polizia politica a Modena e sovrintese alle votazioni per il plebiscito di annessione nella città. Così ricorda le operazioni di voto nel suo Memoriale: «In alcuni collegi, questa introduzione in massa, nelle urne, [delle schede] degli assenti – chiamavamo ciò completare la votazione – si fece con sì poco riguardo che lo spoglio dello scrutinio dette un numero maggiore di votanti che di elettori inscritti». La citazione è tratta da I panni sporchi dei Mille (2003), di Angela Pellicciari, autrice anche dell’articolo che riportiamo di seguito (apparso su Il Timone, novembre 2003), nel quale spiega come si svolsero realmente i plebisciti che servirono a dare apparenza di legittimità, di fronte alle potenze internazionali, alla conquista armata della penisola voluta dai Savoia. A Napoli, per sommo scorno, al…

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Guerra di conquista e di rapina

L’articolo a firma di Carlo De Risio, pubblicato sul quotidiano Il Tempo del 23 ottobre 1998, riporta interessanti dati sulle condizioni delle Casse degli Stati italiani, prima della conquista piemontese. La fonte alla quale De Risio fa riferimento è uno scritto poco noto dell’economista Francesco Saverio Nitti (Melfi, 1868 – Roma, 1953), esponente del Partito Radicale Storico che fu più volte ministro e Presidente del Consiglio del Regno d’Italia nel 1919. Una fonte, dunque, che difficilmente potrebbe essere definita “filoborbonica”.     Guerra di conquista e di rapina Uno dei momenti centrali del “Gattopardo” – il romanzo di Tommasi di Lampedusa – è il colloquio tra il principe di Salinomo un seggio nel Senato di Torino. Il principe, rappresentante dell’“ancia e un funzionario piemontese, inviato in Sicilia per offrire al nobiluen régime” borbonico decaduto, declina l’offerta, mentre il funzionario fa intravedere i futuri vantaggi della moderna ed efficiente amministrazione piemontese…

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1848 l’anno rivoluzionario

L’articolo che riproduciamo offre un quadro chiarissimo di ciò che avvenne nel 1848, anno fondamentale nell’avanzare della Rivoluzione in Europa e in particolare nella penisola italiana, tanto da essere divenuto emblematico di una situazione di caos e di stravolgimento generale.Massimo Viglione, docente presso la cattedra di Storia Moderna dell’Università di Cassino, autore e curatore di numerosi testi sulle insorgenze del 1799 e sul risorgimento, ritrova il filo che unisce tutte le rivolte scoppiate in quell’anno nell’aspetto marcatamente anticristiano che le connota. Il 1848 si configura come l’inizio sistematico ed organizzato quell’opera di dissoluzione del retaggio tradizionale europeo, perseguita attraverso la distruzione dell’ordine statuale e sociale dei singoli Regni, che fu il vero fine ultimo dell’epopea rivoluzionarie europea e del risorgimento italiano in particolare. Quest’opera si fermerà, sul piano istituzionale, soltanto con la caduta dell’ultimo grande Impero cattolico, quello Asburgico, alla fine della I Guerra Mondiale, ma continuerà la propria penetrazione…

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